Una giovane coppia innamorata si presenta in un grande albergo di lusso, in Riviera, a prendere informazioni sulla possibilità di organizzarci la festa di matrimonio.
L'impeccabile funzionario presenta loro un ventaglio di menu, dai fantasiosi nomi di "Romeo e Giulietta", "Paolo e Francesca", "Lancillotto e Ginevra".
I due giovani, naturalmente, si toccano (non fra loro, ciascuno per conto suo): coppie fortunate, o almeno coppie regolari, niente?
Bisogna per forza suicidarsi o farsi ammazzare, o almeno mandare tutto a ramengo?
In un paese civile, la cosa sarebbe considerata uno scherzo di cattivo gusto (o adatto magari a un albergo a ore con particolare sensibilità letteraria).
L'atroce dilemma è: ignoranza pura e semplice, o atrofia dei neuroni?
La prima ipotesi forse non basta: che Ginevra era sposata con Re Artù, lo dice pure Walt Disney, mi pare, che Paolo e Francesca dopo essersi baciati non sono finiti bene, a scuola è facile averlo sentito dire, e che Romeo e Giulietta è un film dove si piange un sacco lo sanno tutti.
Molto probabile la seconda, completa disassuefazione a collegare la bocca col cervello (o anche significante e significato, per dirla con Saussure).
Il cervello, come si sa, si sciupa a non usarlo, lo dicono pure gli studi sull'Alzheimer.
sabato 27 gennaio 2018
giovedì 25 gennaio 2018
Ma chi sono gli hacker?
Spesso ci raccontano che gli hacker sono tanto cattivi, ma a parte tirar fuori un po' di panni sporchi del potere, non so cosa facciano di male, per i comuni cittadini. A me non hanno mai fatto niente.
Cioè, niente i cosiddetti hacker, mentre gli hacker veri, quelli che tutti i giorni s'infilano nel mio computer, sono una vera persecuzione, una maledizione biblica, su cui si spera ricadano gli improperi mentali che ricevono (non so infilare spilloni nel software).
Mi riferisco ovviamente a Microsoft, a Google, ecc., da cui siamo quotidianamente hackerizzati.
(Sì, lo so benissimo che il software non è mio, e se gli garba magari neanche il computer è mio: dato che si fanno scrivere le leggi come gli pare, e poi non rispettano neanche quelle, hanno diritto legale di violare qualsiasi diritto umano. Non è questo il punto).
Invio i più cordiali spilloni voodoo, in particolare:
- all'imbecille che ha duplicato la schermata di accesso (password) dell'ultimo aggiornamento di Windows,
- a quello che ha messo la vomitevole immagine che lo accompagna,
- a quelli che ci hanno inserito il ritorno delle porcate che avevo tolto (p.es. Rullino), e delle associazioni dei nomi di file con app che sono infinitamente più lente e stupide di un novantenne senza licenza elementare (come quella per le foto, che ne copre un pezzo, non usa la rotellina per lo zoom, e così via),
- a quelli che cambiano, con gli aggiornamenti, tutte le opzioni di buon senso che uno ha messo, per tornare ai deliri di default di analfabeti informatici che non hanno nulla da fare.
E i più cordiali ringraziamenti ai siti che, per fortuna, permettono di trovare velocemente i comandi per rimediare ad alcuni almeno dei danni lasciati da questi hacker protetti dalla legge e dai quattrini.
(Quelli che ho indicato, per fortuna si trovano subito. Altri, p.es. per seppellire Cortana e dimenticarne l'esistenza, sembra siano più difficili. Ma c'è sempre speranza negli hacker cosiddetti...)
Cioè, niente i cosiddetti hacker, mentre gli hacker veri, quelli che tutti i giorni s'infilano nel mio computer, sono una vera persecuzione, una maledizione biblica, su cui si spera ricadano gli improperi mentali che ricevono (non so infilare spilloni nel software).
Mi riferisco ovviamente a Microsoft, a Google, ecc., da cui siamo quotidianamente hackerizzati.
(Sì, lo so benissimo che il software non è mio, e se gli garba magari neanche il computer è mio: dato che si fanno scrivere le leggi come gli pare, e poi non rispettano neanche quelle, hanno diritto legale di violare qualsiasi diritto umano. Non è questo il punto).
Invio i più cordiali spilloni voodoo, in particolare:
- all'imbecille che ha duplicato la schermata di accesso (password) dell'ultimo aggiornamento di Windows,
- a quello che ha messo la vomitevole immagine che lo accompagna,
- a quelli che ci hanno inserito il ritorno delle porcate che avevo tolto (p.es. Rullino), e delle associazioni dei nomi di file con app che sono infinitamente più lente e stupide di un novantenne senza licenza elementare (come quella per le foto, che ne copre un pezzo, non usa la rotellina per lo zoom, e così via),
- a quelli che cambiano, con gli aggiornamenti, tutte le opzioni di buon senso che uno ha messo, per tornare ai deliri di default di analfabeti informatici che non hanno nulla da fare.
E i più cordiali ringraziamenti ai siti che, per fortuna, permettono di trovare velocemente i comandi per rimediare ad alcuni almeno dei danni lasciati da questi hacker protetti dalla legge e dai quattrini.
(Quelli che ho indicato, per fortuna si trovano subito. Altri, p.es. per seppellire Cortana e dimenticarne l'esistenza, sembra siano più difficili. Ma c'è sempre speranza negli hacker cosiddetti...)
domenica 10 dicembre 2017
Finanziamenti europei e ricerca italiana: il problema è sempre lo stesso
Sono usciti i dati sui finanziamenti europei del tipo Consolidator Grants (per ricercatori con circa 10 anni di esperienza), erogati dallo European Research Council:
https://erc.europa.eu/sites/default/files/document/file/erc_2017_cog_statistics.pdf
Tutto come da copione: un copione che tutti, tranne i nostri ministri, ormai conoscono a memoria.
L'Italia è solo sesta a pari merito per il numero di finanziamenti che saranno spesi nel paese: 14, molto meno di Gran Bretagna (60), Germania (56), Francia (38) e anche di Paesi Bassi (25) e Svizzera (19).
Per nazionalità dei proponenti, invece, gli italiani sono secondi, con 33 vincitori, dopo i 55 tedeschi e davanti a francesi (32), inglesi (31), spagnoli (23), olandesi (19), ecc.; gli svizzeri sono solo 9.
https://erc.europa.eu/sites/default/files/document/file/erc_2017_cog_statistics.pdf
Tutto come da copione: un copione che tutti, tranne i nostri ministri, ormai conoscono a memoria.
L'Italia è solo sesta a pari merito per il numero di finanziamenti che saranno spesi nel paese: 14, molto meno di Gran Bretagna (60), Germania (56), Francia (38) e anche di Paesi Bassi (25) e Svizzera (19).
Per nazionalità dei proponenti, invece, gli italiani sono secondi, con 33 vincitori, dopo i 55 tedeschi e davanti a francesi (32), inglesi (31), spagnoli (23), olandesi (19), ecc.; gli svizzeri sono solo 9.
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sabato 2 dicembre 2017
De nuptiis Bibliographiae et Technologiae
Qualche giorno fa, è comparsa una nuova visualizzazione nell'Indice SBN, per i coautori, nella lista dei risultati.
(Alcune settimane fa, era stata modificata, ma in modo diverso, la visualizzazione dei coautori nel record completo).
(Alcune settimane fa, era stata modificata, ma in modo diverso, la visualizzazione dei coautori nel record completo).
A occhio, dovrebbe essere una quarantina d'anni che i coautori, in quella posizione, erano scomparsi dai cataloghi italiani (da altri anche prima).
Pur rimanendo al loro posto in tutti gli altri posti, comprese le citazioni più sciatte, accanto agli AA.VV., e il Chicago Manual (con un goffo, complicato e pleonastico and al posto dell'elegante trattino). Complicato perché, come gli americani in genere ignorano, esistono anche altre lingue. Autori francesi e titolo francese ma and in mezzo? Mah. In quel che si vede gratis, sul loro sito, esempi che non siano in inglese non ce n'è, ovviamente, nemmeno uno.
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lunedì 6 novembre 2017
Le biblioteche americane sono sempre più avanti!
Danno già in lettura i libri del 2019...
Le biblioteche americane, si sa, sono sempre più avanti di tutti, in anticipo sui tempi.
Da mesi sono piene di libri del 2018, ma ora hanno cominciato a dare in lettura anche quelli del 2019!
Non ci credete?
Siete rimasti ancora al 2017? Non vi vergognate? Così retrò, roba da vecchi snob, da intellettuali...
Sveglia, si sa che a questo mondo, per avere successo, bisogna raccontare un po' di balle...
Da mesi sono piene di libri del 2018, ma ora hanno cominciato a dare in lettura anche quelli del 2019!
Non ci credete?
Siete rimasti ancora al 2017? Non vi vergognate? Così retrò, roba da vecchi snob, da intellettuali...
Sveglia, si sa che a questo mondo, per avere successo, bisogna raccontare un po' di balle...
lunedì 30 ottobre 2017
Sistema universitario italiano e classifiche
Le "classifiche" delle università sono diventate uno degli sport preferiti (almeno ai vertici degli atenei e nella stampa), con il corollario di svarioni e smentite e, soprattutto, coll'abitudine dilagante a "fare notizia" senza capire da dove vengono i dati. Dati che sono in genere fortemente viziati dal prendere in conto pochissimi elementi (i più facili e meno costosi da rilevare, com'è ovvio), così da penalizzare, p.es., la didattica, le discipline umanistiche (p.es. facendo conteggi solo su database di scienze sperimentali), le culture nazionali (una di queste rileva, p.es., solo due riviste, pesantemente viziate nella selezione degli articoli), oltre ad usare modalità quanto meno spericolate per integrare i diversi indicatori (come è stato spiegato più volte su ROARS).
Tutto ciò dovrebbe essere ben noto, anzi evidente, ma non è su questo che vorrei proporre una riflessione.
Prendiamo l'ultima uscita (la segnalazione l'ho ricevuta oggi), ossia CWUR World University Rankings 2017 (<http://cwur.org/>). Facciamo finta che i dati (una classifica delle prime 1000 università del mondo) siano attendibili. L'esercizio si può, volendo, ripetere su altre classifiche "concorrenti".
Il dato più "notiziabile" in Italia, ovviamente, è che c'è solo un'università nelle prime 100, e poi altre 3 nelle prime 200, e che la prima si trova solo all'84° posto. Una débâcle?
Tutto ciò dovrebbe essere ben noto, anzi evidente, ma non è su questo che vorrei proporre una riflessione.
Prendiamo l'ultima uscita (la segnalazione l'ho ricevuta oggi), ossia CWUR World University Rankings 2017 (<http://cwur.org/>). Facciamo finta che i dati (una classifica delle prime 1000 università del mondo) siano attendibili. L'esercizio si può, volendo, ripetere su altre classifiche "concorrenti".
Il dato più "notiziabile" in Italia, ovviamente, è che c'è solo un'università nelle prime 100, e poi altre 3 nelle prime 200, e che la prima si trova solo all'84° posto. Una débâcle?
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domenica 29 ottobre 2017
Il catalogo di Pulcinella (Qualità dei cataloghi 14)
Nella letteratura bibliotecaria ci sono tante belle frasi su a che cosa servono le biblioteche, e sul fatto che le biblioteche producono informazioni bibliografiche di qualità. Ci fanno anche molti elmetti sul fatto che i cataloghi devono essere orientati agli utenti.
Poi, nel mondo reale, uno va a cercare i dati di un libro (anche solo per la pigrizia di digitarli) e trova roba così:
Poi, nel mondo reale, uno va a cercare i dati di un libro (anche solo per la pigrizia di digitarli) e trova roba così:
giovedì 26 ottobre 2017
Alice nel paese delle meraviglie e gli imbroglioni
Due interessanti notizie (anzi tre), negli ultimi giorni, che hanno qualcosa in comune.
In Cina si scopre che, a forza di pompare la produzione (quantitativa) di articoli scientifici, come fosse la produzione di barili di petrolio, si pubblica un mare di articoli falsi, approvati da falsi referee.
Lo scandalo è segnalato da <https://www.scienzainrete.it/>, che rimanda a un buon articolo del «New York Times», <https://www.nytimes.com/2017/10/13/world/asia/china-science-fraud-scandals.html>
Però Alice nel paese delle meraviglie continua a pensare che la letteratura scientifica si basi sulla double-blind peer review (con tutto quello che sappiamo, prima della Cina, di cosa ne pensavano Einstein, Fermi e altri tizi che, evidentemente, di scienza capivano meno dei membri dell'Anvur).
Gli imbroglioni naturalmente ci sono sempre stati. Ma che dei professori (Anvur e ex-Anvur) credano a stupidaggini come il paesano sceso in città che abbocca al gioco delle tre carte davanti alla stazione, questo fa pena.
Meccanismi formali, sostanzialmente burocratici, facilmente manipolabili in mille modi, non garantiscono un bel niente, per quanto riguarda la qualità. La qualità si garantisce innanzitutto non dando valore alla quantità senza qualità (cioè non contando le pubblicazioni), e poi mettendoci la faccia, e la firma.
In Cina si scopre che, a forza di pompare la produzione (quantitativa) di articoli scientifici, come fosse la produzione di barili di petrolio, si pubblica un mare di articoli falsi, approvati da falsi referee.
Lo scandalo è segnalato da <https://www.scienzainrete.it/>, che rimanda a un buon articolo del «New York Times», <https://www.nytimes.com/2017/10/13/world/asia/china-science-fraud-scandals.html>
Però Alice nel paese delle meraviglie continua a pensare che la letteratura scientifica si basi sulla double-blind peer review (con tutto quello che sappiamo, prima della Cina, di cosa ne pensavano Einstein, Fermi e altri tizi che, evidentemente, di scienza capivano meno dei membri dell'Anvur).
Gli imbroglioni naturalmente ci sono sempre stati. Ma che dei professori (Anvur e ex-Anvur) credano a stupidaggini come il paesano sceso in città che abbocca al gioco delle tre carte davanti alla stazione, questo fa pena.
Meccanismi formali, sostanzialmente burocratici, facilmente manipolabili in mille modi, non garantiscono un bel niente, per quanto riguarda la qualità. La qualità si garantisce innanzitutto non dando valore alla quantità senza qualità (cioè non contando le pubblicazioni), e poi mettendoci la faccia, e la firma.
martedì 17 ottobre 2017
L'erba del vicino (e l'inutilità delle biblioteche e dei bibliotecari)
L'associazione bibliotecaria tedesca (Deutscher Bibliotheksverband) ha pubblicato la sua brochure sulle biblioteche: Report on the State of Libraries in Germany 2017/2018.
(Ma perché 2018, dato che siamo nel 2017, e i dati saranno, nella migliore delle ipotesi, dati 2016? Che domande, siamo innovativi, no? Orientati al futuro. Solo i passatisti stanno ancora nel 2017. E solo i passatisti pensano ancora che bisogna sapere di cosa si sta parlando).
La versione inglese sta a <http://www.bibliotheksverband.de/fileadmin/user_upload/DBV/publikationen/dbv_Bericht_2017_RZ_engl_Web.pdf>.
Poche pagine, piene di chiacchiere sulle tecnologie, come se le biblioteche vendessero apparecchi, ma purtroppo ci siamo abituati.
Qualche fatto?
(Ma perché 2018, dato che siamo nel 2017, e i dati saranno, nella migliore delle ipotesi, dati 2016? Che domande, siamo innovativi, no? Orientati al futuro. Solo i passatisti stanno ancora nel 2017. E solo i passatisti pensano ancora che bisogna sapere di cosa si sta parlando).
La versione inglese sta a <http://www.bibliotheksverband.de/fileadmin/user_upload/DBV/publikationen/dbv_Bericht_2017_RZ_engl_Web.pdf>.
Poche pagine, piene di chiacchiere sulle tecnologie, come se le biblioteche vendessero apparecchi, ma purtroppo ci siamo abituati.
Qualche fatto?
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