La letteratura biblioteconomica tende molto, ai nostri tempi, a essere pura autopropaganda e autoconsolazione. Non soltanto - lo si è sempre fatto - preaching to the saved (predicare ai salvati, quelli che già sono convinti che le biblioteche sono importantissime ecc. ecc.), ma - cosa che è molto più grave - predicare che "tutto va bene, madama la Marchesa", le biblioteche sono al centro di tutto, sulla cresta dell'onda, più avanti di chiunque, ecc. ecc.
Il guaio però è che non ci crede nessuno (nessun altro), soprattutto adesso.
(Che in altri momenti, p.es. nei primi anni della diffusione di Internet, siano state davvero avanti, più avanti di altri, è vero, ma erano altri tempi).
sabato 18 marzo 2017
venerdì 17 marzo 2017
L'erba del vicino...
Le biblioteche finlandesi sono sicuramente bellissime e funzionano benissimo.
Però, mi ha colpito questa figura (l'unica, in sostanza) di un articolo appena uscito che illustra le meraviglie (o pretese tali) della loro rete bibliotecaria.
Però, mi ha colpito questa figura (l'unica, in sostanza) di un articolo appena uscito che illustra le meraviglie (o pretese tali) della loro rete bibliotecaria.
giovedì 16 marzo 2017
La crescita, lo Stato biscazziere e l'ignoranza
Nelle scorse settimane sono state diffuse le cifre dell'andamento dei giochi d'azzardo in Italia. Secondo "La Repubblica", il giro d'affari legale tra 2015 e 2016 è aumentato dell'8% circa. Secondo l'Agenzia delle Entrate, però, l'aumento del 2016 rispetto al 2015 è addirittura del 22%, un tasso di crescita che manco la Cina degli anni migliori...
Invece in Italia la crescita del PIL, come è noto, non c'è (inutile litigare sui decimali, se è o non è 0,9%).
Il gioco d'azzardo costituisce poco meno del 5% del PIL italiano: un bel ramo d'industria, in cui si vende niente (o un pezzo di cartoncino colorato da grattare) in cambio di soldi veri.
Naturalmente l'Agenzia delle Entrate non rileva il gioco clandestino, quello su piattaforme online non italiane, ecc. ecc., e insomma tutta quella larghissima fetta del settore che non si traduce in entrate fiscali per la Repubblica italiana.
Trovate la notizia, p.es., a <http://video.repubblica.it/economia-e-finanza/siamo-il-paese-delle-slot-ma-a-vincere-sono-solo-i-privati/266848/267225>
e a <https://ilfoglietto.it/il-foglietto/5230-boom-dei-giochi-d-azzardo-lo-stato-biscazziere-festeggia-l-aumento-delle-entrate.html>.
Simpatico anche questo titolo: Gli italiani spendono per le slot machine 300 volte più che per i libri, su «L'Espresso», <http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/02/03/news/gli-italiani-spendono-per-le-slot-machine-300-volte-piu-che-per-i-libri-1.294818>.
L'argomento ha interessato anche Treccani, che nota che la spesa degli italiani è raddoppiata negli ultimi 8 anni <http://www.treccani.it/magazine/societa/Gioco_d_azzardo_patologico_nel_2016.html>.
Invece in Italia la crescita del PIL, come è noto, non c'è (inutile litigare sui decimali, se è o non è 0,9%).
Il gioco d'azzardo costituisce poco meno del 5% del PIL italiano: un bel ramo d'industria, in cui si vende niente (o un pezzo di cartoncino colorato da grattare) in cambio di soldi veri.
Naturalmente l'Agenzia delle Entrate non rileva il gioco clandestino, quello su piattaforme online non italiane, ecc. ecc., e insomma tutta quella larghissima fetta del settore che non si traduce in entrate fiscali per la Repubblica italiana.
Trovate la notizia, p.es., a <http://video.repubblica.it/economia-e-finanza/siamo-il-paese-delle-slot-ma-a-vincere-sono-solo-i-privati/266848/267225>
e a <https://ilfoglietto.it/il-foglietto/5230-boom-dei-giochi-d-azzardo-lo-stato-biscazziere-festeggia-l-aumento-delle-entrate.html>.
Simpatico anche questo titolo: Gli italiani spendono per le slot machine 300 volte più che per i libri, su «L'Espresso», <http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/02/03/news/gli-italiani-spendono-per-le-slot-machine-300-volte-piu-che-per-i-libri-1.294818>.
L'argomento ha interessato anche Treccani, che nota che la spesa degli italiani è raddoppiata negli ultimi 8 anni <http://www.treccani.it/magazine/societa/Gioco_d_azzardo_patologico_nel_2016.html>.
domenica 12 marzo 2017
Pensierino del mattino
Un paese in cui il CUD è lungo 11 pagine (record di quest'anno), di cui 1 completamente bianca e un'altra quasi, e in cui gli unici dati significativi occupano non più di 10 cm quadrati in corpo microscopico, non può che andare in malora.
Non è solo un paese "senza sapere", ma un paese in cui le persone tengono sempre acceso il telefonino e non si ricordano mai di accendere il cervello.
Non è solo un paese "senza sapere", ma un paese in cui le persone tengono sempre acceso il telefonino e non si ricordano mai di accendere il cervello.
martedì 28 febbraio 2017
Ordinaria pecionaggine (Qualità dei cataloghi 10)
Ogni tanto si sente ancora ripetere da qualcuno (evidentemente rimasto su Marte negli ultimi vent'anni o giù di lì) che i bibliotecari italiani si dilettano di catalogazione.
Una collega (che cerca di far bene il suo lavoro) mi ha segnalato questo caso, per un paio di dubbi. Ma, al di là dei dubbi, è un buon caso per quei giochini da «Settimana enigmistica» su "Trova i dieci errori in questo disegno", o qualcosa del genere.
Una collega (che cerca di far bene il suo lavoro) mi ha segnalato questo caso, per un paio di dubbi. Ma, al di là dei dubbi, è un buon caso per quei giochini da «Settimana enigmistica» su "Trova i dieci errori in questo disegno", o qualcosa del genere.
lunedì 20 febbraio 2017
Evadere
Per evadere un po' dalla sconfortante piattezza, mancanza di analisi, e perciò anche di senso critico, della letteratura biblioteconomica corrente, ogni tanto conviene prendere in mano (si fa per dire, io prendo i pdf in rete: molte università hanno accesso al sito delle riviste del Mulino) una rivista dove ci sono sia delle idee, sia dei solidi fatti sulla base dei quali argomentarle.
Per esempio «Il Mulino», che nell'ultimo fascicolo del 2016 (n. 6) offre tra l'altro un bel saggio di Salvatore Biasco sulla democrazia (dove si spiega che la democrazia non si riduce alle procedure, checché ne pensino un po' di ottusi ragionieri della politologia: così come la qualità di una rivista non si riduce alla mera applicazione delle procedure di peer review).
Per esempio «Il Mulino», che nell'ultimo fascicolo del 2016 (n. 6) offre tra l'altro un bel saggio di Salvatore Biasco sulla democrazia (dove si spiega che la democrazia non si riduce alle procedure, checché ne pensino un po' di ottusi ragionieri della politologia: così come la qualità di una rivista non si riduce alla mera applicazione delle procedure di peer review).
Libri e lettura: che c'è di nuovo?
Nei primi mesi dell'anno escono in genere parecchi dati su quello precedente.
Fra le notizie segnalate nella colonna a fianco (e non solo), continua il periodo negativo per gli ebook.
(A proposito, non trovo da nessuna parte, in rete, che uno dei presunti esperti che hanno sostenuto per anni che ci sarebbe stata una crescita mirabolante e irresistibile, faccia ammenda, e provi a ragionare su come mai si è sbagliato).
In forte declino ormai da anni le vendite dei lettori dedicati (cfr. p.es. https://www.justpublishingadvice.com/the-e-reader-device-is-dying-a-rapid-death/), anche le vendite degli ebook sono calate nel 2016, nei paesi più avanzati: meno 16% negli Stati Uniti e, in Canada, un calo percentuale dal 19% al 16,8% del mercato.
Fra le notizie segnalate nella colonna a fianco (e non solo), continua il periodo negativo per gli ebook.
(A proposito, non trovo da nessuna parte, in rete, che uno dei presunti esperti che hanno sostenuto per anni che ci sarebbe stata una crescita mirabolante e irresistibile, faccia ammenda, e provi a ragionare su come mai si è sbagliato).
In forte declino ormai da anni le vendite dei lettori dedicati (cfr. p.es. https://www.justpublishingadvice.com/the-e-reader-device-is-dying-a-rapid-death/), anche le vendite degli ebook sono calate nel 2016, nei paesi più avanzati: meno 16% negli Stati Uniti e, in Canada, un calo percentuale dal 19% al 16,8% del mercato.
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sabato 11 febbraio 2017
Omaggio a Ranganathan (Qualità dei cataloghi 9)
Di Ranganathan si è tornato a parlare spesso, negli ultimi anni.
È una bella cosa perché è un personaggio interessante (anche se non tutte le sue idee sono condivisibili).
Comunque, sarebbe bene intanto non sbagliargli il nome, nei cataloghi, e non sbagliargli i titoli.
È una bella cosa perché è un personaggio interessante (anche se non tutte le sue idee sono condivisibili).
Comunque, sarebbe bene intanto non sbagliargli il nome, nei cataloghi, e non sbagliargli i titoli.
domenica 15 gennaio 2017
Precariato e volontariato dei beni culturali: c’è un rimedio?
Valentina ci manda questa storia che abbiamo letto con
interesse (e con raccapriccio) e che abbiamo deciso di condividere con
chi ci segue.
La problematica dei precari e dei volontari dei beni culturali è cosa annosa e risaputa.
Ma non per questo si dovrà cessare di parlarne e di riflettere su di essa. Anzi: in attesa che il MiBACT (e chi altri di dovere) prenda seriamente in carico la questione, ciò che più conta è informare e mantenere sempre accesa l’attenzione sulla piaga in questione: che de-professionalizza gli addetti ai beni culturali, e che svaluta i beni culturali stessi (e che in altre parole, allora, non li «valorizza» né li «tutela», come disporrebbe invece il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, «in attuazione dell’articolo 9 della Costituzione»).
Per questo è importante raccontare la storia di Federica, volontaria della Biblioteca Nazionale di Roma: «volontaria perché da anni non pare ci sia altro modo di inquadrarci che come iscritti ad un associazione di volontariato».
La problematica dei precari e dei volontari dei beni culturali è cosa annosa e risaputa.
Ma non per questo si dovrà cessare di parlarne e di riflettere su di essa. Anzi: in attesa che il MiBACT (e chi altri di dovere) prenda seriamente in carico la questione, ciò che più conta è informare e mantenere sempre accesa l’attenzione sulla piaga in questione: che de-professionalizza gli addetti ai beni culturali, e che svaluta i beni culturali stessi (e che in altre parole, allora, non li «valorizza» né li «tutela», come disporrebbe invece il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, «in attuazione dell’articolo 9 della Costituzione»).
Per questo è importante raccontare la storia di Federica, volontaria della Biblioteca Nazionale di Roma: «volontaria perché da anni non pare ci sia altro modo di inquadrarci che come iscritti ad un associazione di volontariato».
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